Appunti sulla produzione video di Annalisa Macagnino

Germano Celant, in una recente raccolta disaggi - non a caso intitolata Artmix - chiarisce che: “oggi l’arte si fa con tutto e ovunque, senza confini linguistici e territoriali. “[…] Gli artisti entrano e agiscono nel campo dell’immagine con un’attitudine leggera e plurale, muovendosi senza istanze univoche nella panoramica di tutti i media. Tendono e sviluppare il fattore soggettivo evitando ogni confinamento, per cui spaziano trasversalmente dalla tradizione alla sperimentazione per operare una continua metamorfosi che include tutti sistemi di comunicazione”[1]. Questa vale per comprendere l’operatività di numerosi artisti delle ultime generazioni che, non sazi degli esiti formali offerti loro da un singolo media. si appropriano di numerose tecniche e mezzi per allargare gli orizzonti, per lo meno tecnici, della propria ricerca. L’attività di Annalisa Macagnino e da inquadrare in questo fenomeno, chiaramente percepito a livello internazionale; da anni lavora adoperando disinvoltamente diversi media tecnico-espressivi: disegno, pittura, ricamo, installazione, performance. video. Tornando a inquadrare - seppur brevemente il contesto nazionale e internazionale, non bisogna dimenticare che, sin dai primordi sperimentali, le ricerche video-artistiche si sono "differenziate e articolate […] all'interno di una polarità di fondo: da un lato la riproduzione e le sue manipolazioni, che assumono come punto di riferimento iniziale la realtà esterna, come nozione base l’immediatezza, come supporto immateriale la memoria; dall’altro la creazione di immagini autonome, senza referente nella realtà, prodotte direttamente dagli artisti attraverso i dispositivi, avendo comeriferimento il funzionamento stesso delmezzo e le sue potenzialità”[2]. Nella duplice soluzione che distingue essenzialmente l’impostazione tecnico-formale di un video d’arte, Annalisa predilige la prima, almeno per ciò che riguarda i suoi primi tre video. Questi sono caratterizzati, difatti, da una ripresa reale che l’artista modifica solo per mezzo di programmi di montaggio audio/video, rimanendo, pero, profondamente legata a unarealtà, che -seppur interiorizzata e onirica - resta comunque vivamente palpabile. La produzione video della Macagnino, oltre che contenuta -  i tempi di creazione e post-produzione di un video sono fisiologicamente lunghi - è recente, almeno rispetto alla produzione grafico-pittorica; il primo video compiuto risale, difatti, al 2008. Si parte con “Depil_azione_sentimentale" che è la registrazione di un evento apparentemente banale, quotidiano. L’artista, mediante una telecamera amatoriale, ri-prende con una mano se stessa, mentre con l’altra maneggia sul suo corpo un depilatore elettrico. Le riprese sono volutamente mosse. L’artista spiattella la realtà in faccia allo spettatore; questa sorta di cortocircuito visivo - atto privato, intimo, destinato a una fruizione collettiva e anonima - è concepito, infatti, per essere proiettato su un grande schermo. L'audio - affidato al rumore incessante e monotono del depilatore, sovrapposto al sonoro realizzato per l’occasione da Alessandro Basile - conferisce al video un ritmo serrato, che richiama - come ha evidenziato Simona Brunetti[3] - il linguaggio del videoclip, che, d’altronde, appartiene alla cultura audio-visiva della Macagnino. In “Depil_azione_sentimentale" - che sin dal titolo evidenzia un ironico omaggio alla poetica di Gina Pane (celebre la sua “Azione sentimentale”[4]) - i peli delle gambe sono strappati dal congegno elettrico che passa incessantemente sulla pelle, lasciando pori infiammati e doloranti. Sembra quasi un’operazione di purificazione del corpo e dell’anima. Così come nell'ampia produzione grafica dell’artista, sono altresì palesi i legami con le ossessioni estetiche imposte e subite dalla società contemporanea, donna in primis: corpo perfetto, pelle perfetta. Non a caso il video termina con la seguente frase: “And now, am I as you want?”.

“…And she’s not envious of his bottle!!” (2008), è caratterizzato da riprese statiche. La telecamera è fissa in un punto a registrare la scena: da un rubinetto sgorga acqua in direzione di una bottiglia di

vetro retta da una mano femminile. L’acqua, in alcuni momenti, scende dalcollo della bottiglia o sale in superficie. La realtà - alterata dalla luce, fredda e “pop” - provoca un forte senso di spaesamento, ottenuto grazie anche al sonoro (un frammento di un canto monotono che, mediante la “sintesi granulare”, viene modificato) e all'incongruenza tra un’immagine di riempimento ed un suono di svuotamento, quello urinario, appunto. La bottiglia poi e una chiara icona fallica, falso simbolo del potere e della superiorità del sesso maschile su quello femminile. L’artista - cosi come ha recentemente ribadito con la meno allusiva installazione “Metro quadro di maschilismo”[5] - ripudia secoli di oltraggi perpetrati contro l'universo femminile e amplifica il concetto con la provocante affermazione “…And she’s not envious of his bottle!!".

La ricerca della Macagnino prosegue con “Ovolollo”, opera in cui riemergono frammenti dalla memoria infantile della stessa artista. “Ovolollo” è, infatti, una strana parola, totalmente priva di significato, che da ragazzini si faceva ripetere agli amici per provocare reazioni giocose dovute al movimento labiale, che alluderebbe, difatti, alla posizione delle labbra durante un atto di sesso orale. Annalisa ha fatto ripetere questa parola a dieci sue amiche. Ha filmato la scena con un cellulare dotato di fotocamera (non le interessano affatto i virtuosismi tecnici!) creando un gioco di effetti acustici dovuti alla ripetizione ossessiva della parola“Ovolollo". In più ha creato un cortocircuito visivo, rendendo irriconoscibili le facce mediante l’alterazione dei colori e suoni.

La produzione video di Annalisa Macagnino, con la sua ricerca, s’inserisce cosi in quel filone già ampiamente perseguito dagli operatori artistici che hanno puntato su se stessi la telecamera, affidando, per dirla con Silvia Bordini, “all’’occhio meccanico dello strumento la mediazione della presenza viva che caratterizzava la performance e la Body art”[6].

"A fabulous life" (2009), l’ultimo video realizzato dalla giovane artista leccese, si slega, ma solo apparentemente, da quella linea rossa che caratterizza le tre esperienze già analizzate. L'artista non punta più la telecamera su se stessa. ma preferisce operare tramite un collage di stralci di un film pornografico e di un cartoon, “Biancaneve e i sette nani”. Scene di sesso sono sovrapposte a passaggi del cartoon Disney. E ancora una volta la donna al centro dell’indagine della Macagnino. Una donna usata come oggetto sessuale per soddisfare le voglie del maschio. Una donna perseguitata da una strega per via della sua naturale bellezza: Biancaneve. La stessa Biancaneve vive solo grazie all‘intervento di un uomo. Può risvegliarsi soltanto - inutile ripercorrere la trama della celebre fiaba - dopo essere stata baciata da un principe. “A Fabulous life" è affatto in sintonia con la poetica di Annalisa Macagnino. Esprime, e, se possibile, chiarisce ulteriormente il suo impegno nei confronti di un’identità femminile troppo spesso considerata dipendente dal potere del sesso maschile.

In occasione della collettiva [QUATTRO] Macagnino prosegue l’indagine sulla femminilità e sui conflitti con l’atro sesso. Rinuncia a quelle allegorie affatto affini alle indagini di Carol Rama e Tracy Emin e presenta Un metro quadro di maschilismo, installazione composta da falli in argilla. L’opera è impregnata da un forte rifiuto del potere virile, chiaramente esemplificato dalla metafora fallica.

Annalisa Macagnino non teme di respingere e annientare questo falso simbolo. In che modo? Moltiplicandolo in decine di esemplari. Beffandolo mediante un’azione paradossale.

[1]G. CELANT, Artimix, Feltrinelli, Milano 2008, p. 6.

 

[2]S. BORDINI. Arte E1ettro¤ieo, ciunti, Firenze 2000, p.5.

 

[3]S. BRUNETT1. Annalisa Macagnino, in She Devil. Terza edizione, depliant delle mostra (Roma, Galleria Studio Stefania Miscetti. 19-28 marzo 2008), testi di AA.VV., s.1. s.d. [ma 2009].

 

[4]Sulla poetica di Gina Pane cfr. M. RECALCATI. Il miracolo della forma. Per un’estetica psicoanalitica, Bruno Mondadori, Milano 2007, pp. 106-108; Gina pane. Opera (1968-1990), catalogo della mostra (Reggio Emilia, Chiostro di San Domenico, 1998), testi di AA.VV., Charta, Milano 1998.

 

[5]Cfr. [Quattro], depliant della mostra (Lecce. Casa delle Donne, Ex Liceo Musicale Tito Schipa, 27 marzo -

Fondo Verri 4 - 25 aprile 2010), testi di L. Madaro, s.1. s.d., [ma 2010].

 

[6]S. BORDINI, Arte…cit., p. 18.

Autore critica

Lorenzo Madaro

Pubblicazione

L. Madaro, Appunti sulla produzione video di Annalisa Macagnino, in Me, myself and I, catalogo della mostra (Lecce, Spazio Sociale Zei, 28 aprile – 6 maggio 2010), s.d. s. l., 2010

Data pubblicazione

2010