The Honey Room

Data mostra

Giovedì, 18. Novembre 2010 - Lunedì, 6. Dicembre 2010

Luogo mostra

Cantieri Teatrali Koreja

Lecce

A  inaugurare la rassegna The Honey Room di Annalisa Macagnino, eclettica artista salentina.
Il cuore del lavoro di Annalisa Macagnino s’insinua nei contraccolpi drammatici di questa complessità e si concentra sulla questione corpo-sessualità con un piacere sadico che si dissolve rapidamente nella fragilità del segno e del colore. Un disegno, immediato come un pensiero, che affonda in una ritualistica del corpo, tenacemente indirizzato alla sua decostruzione, attraversato, a volte, da un velato umorismo; una pelle sottile che è anche topografia emotiva e che riveste un mondo di ricordi, ansie, ossessioni erotiche e solitudini. Le manca il gusto per la provocazione fine a se stessa, l’ostentazione del gesto minaccioso e con discrezione e timidezza offre allo sguardo dello spettatore teste e arti mozzati, organi sessuali che sembrano, come spesso avviene nell’arte, rispondere a una mancanza, a un senso d’incompletezza, alla necessità di risarcire una smagliatura iniziale.

Alla narrazione preferisce la frammentazione con un melting pop di visioni e di citazioni musicali in cui la parola scritta opera una distanza tra il corpo autobiografico e il corpo dello spettatore. Annalisa si muove consapevolmente sul crinale del femminismo e dell’arte al femminile (Carol Rama, Letizia Cariello, Tracy Emin, Jenny Holtzer) e lo fa con il filo sottile del disegno e del ricamo interconnettendo immagini e parole, alfabeto di segni e di segnali che acquistano significato nell’interazione con l’altro e spostano la pratica dolente dell’io verso una dimensione più collettiva. In questo senso denuncia gli atti contro il corpo delle donne e mette in scena un repertorio in cui ogni frammento privo di coordinate appare vagare in uno spazio assolutamente vuoto. The Honey Room, è stata pensata per il piccolo spazio del box e rievoca un microcosmo autobiografico nel quale il sesso, nella sua ossessiva iterazione, rimescola la sfera del pubblico con quella del privato e diventa pratica eversiva e spazio di una sostanziale e viscerale riflessione sulla fragilità della vita e della corporeità.
Marinilde Giannandrea